Quando il 3 settembre del 1939, Sua Maestà Giorgio VI, parlò dai microfoni della BBC alla vigilia del Secondo Conflitto Mondiale, per giustificare il terribile sacrificio richiesto al suo popolo disse: “Siamo stati costretti a un conflitto, perché ci viene richiesto di affrontare la sfida a un principio che, se dovesse prevalere, sarebbe fatale per ogni ordine civile del mondo. È il principio che permette a uno stato, nel perseguimento egoistico del potere, di ignorare i trattati e gli impegni assunti solennemente; che sancisce l’uso della forza, o la minaccia della forza, contro la sovranità e l’indipendenza dei nostri stati. Se tale principio, la mera primitiva dottrina che la ragione è del più forte, dovesse affermarsi nel mondo, la libertà del nostro paese e di tutto il Commonwealth sarebbe in pericolo. Per amore di tutto quello che ci è caro, è impensabile che possiamo rifiutare tale sfida”. È questo forse il passaggio del discorso – pubblicato a pagina … – che ci fa meglio comprendere il valore e la nobiltà di quanti decisero di arruolarsi e offrire la loro vita per la libertà e il diritto.

Il Club si occupa in questo numero delle vicende di quegli uomini – la maggior parte era giovanissima e alcuni di loro dichiararono una maggiore età per potersi arruolare – che prestarono servizio durante la Seconda Guerra Mondiale nella Campagna d’Italia, l’insieme delle operazioni militari condotte dagli Alleati per sconfiggere l’Italia fascista. Il Regno Unito e le forze dell’Impero Britannico, dal luglio 1943 al maggio 1945, persero 45.469 militari. Leggerete le storie di due caduti – Ronald George Blackham e Friederick Rose – raccontate da loro familiari e da chi è riuscito a rinvenirne i corpi e una conversazione con Sir Timothy Laurence, membro della Famiglia Reale e vice Chairman della Commonwealth War Graves Commission, che ha provveduto negli anni alla raccolta e alla sistemazione dei Caduti in 41 cimiteri di guerra nel nostro Paese. Un giorno il Re Giorgio V, visitando un cimitero di guerra nelle Fiandre disse: “Mi sono chiesto tante volte se ci possano essere sulla terra più potenti sostenitori della pace negli anni futuri di questa moltitudine di testimoni silenziosi”.

“Quando percorri tranquille strade nel verde – ricordati di noi – e pensa a cosa avrebbe potuto essere”. Noi lo facciamo. È questo il motto della Italy Star Association, che prende il nome dalla medaglia istituita dal Commonwealth Britannico per commemorare il servizio prestato durante la Campagna d’Italia. Ai Soldati del Re, a quelle giovani vite immolatesi per la nostra libertà è dedicata questa rivista. Per non dimenticare.

Francesco De Leo

Ottobre 2018

 

Il numero che avete tra le mani è dedicato a Stephen Hawking. Le sue ceneri sono conservate dallo scorso 15 giugno accanto a quelle di Isaac Newton e Charles Darwin, in un luogo straordinario, l’Abbazia di Westminster. La celebre chiesa di Londra ospita i resti e i ricordi di uomini che hanno scritto storie leggendarie. Le tombe e i monumenti sono ancor oggi la testimonianza della dignità e delle conquiste umane. Più di 3.000 persone sono sepolte o commemorate qui: re, regine, principi, duchi, poeti, letterati, scienziati, musicisti, artisti, esploratori e politici. La cavalcata delle Valchirie di Wagner ha salutato a Westminster l’uomo delle stelle.

Leggendo la testimonianza a Il Club del fisico Remo Ruffini, che con Hawking ci ha lavorato, possiamo comprendere quanto sia inestimabile il contributo dato dallo scienziato inglese al genere umano: “La conoscenza scientifica è l’incontro che permette all’uomo di evolvere e alla natura di esprimersi. Se non ci fosse la scienza, la natura sarebbe un insieme di pietre. È solo lo sforzo incredibile della mente umana nella conoscenza a far si che la natura possa capire di esistere e capire cosa sia l’universo”.

“Ricordatevi sempre di guardare le stelle, non i piedi”, diceva Hawking. Un onda sonora con la sua voce è stata sparata nello spazio, meta il black hole più vicino alla terra. Quando fra miliardi di anni quel buco nero evaporerà, quel messaggio di pace e speranza “sul bisogno di vivere in armonia con il nostro pianeta” diverrà universale. Per diffondere il messaggio, della durata di sei minuti e registrato su una base musicale realizzata dal compositore greco Vangelis, è stata utilizzata l’antenna dell’Esa Cerebros.

Il buco nero, chiamato 1A 0620-00, è a circa 3500 anni luce dal nostro pianeta. Nel tempo che viviamo ci terrà compagnia uno dei suoi tantissimi insegnamenti: “La prossima volta che pensi di non riuscire a fare qualcosa, che pensi che la vita ti abbia trattato male, prova a pensare: “Cosa farebbe Stephen Hawking?”.

“La strada che porta alla conoscenza è una strada che passa per dei buoni incontri”, diceva il filosofo Baruch Spinoza. Il Club ha conversato con persone che Stephen Hawking lo hanno incontrato e le loro testimonianze sono un dono ai lettori della rivista.

Francesco De Leo

Luglio 2018

 

Nel quarto numero de Il Club (luglio 2018):

  • Evento. La sicurezza dell’Individuo.
  • DOSSIER . Il Tempo, la Conoscenza, il Male. In ricordo di Stephen Hawking.
  • Quei tre giorni con Stephen Hawking. Testimonianze del Direttore e dell’equipe del Centro Clinico NEMO
    di Roma.
  • Il mio amico Stephen. Intervista al Prof. Remo Ruffini.
  • La speranza oltre il male. Di M. A. Farina Coscioni
  • Il Club nella storica sede dei Lloyd a Londra. Di Davide De Leo
  • Conversazione con Ivo Impronta, grande broker della City.
  • I Forum de Il Club. I tre neoparlamentari “londinesi”.
  • Il Queen’s Birthday Party a Villa Wolkonsky.
  • The Gentlemen’s Clubs of London: The Travellers Club. Di Sheila Markham
  • Il Club a Londra.

 

I Royal Charter sono i riconoscimenti regali con cui il monarca del Regno Unito certifica il particolare interesse sociale di un’organizzazione. Nel 1923 il documento fu rilasciato da Re Giorgio V, nonno dell’attuale Regina Elisabetta, al British Institute of Florence, fondato sei anni prima da studiosi inglesi e italiani con l’idea di contrastare in Italia la propaganda anti-britannica.

Giusto un anno fa a Firenze, Carlo, Principe del Galles, accompagnato da sua moglie Camilla, Duchessa di Cornovaglia, presero parte alle celebrazioni per il centenario dell’Istituto a Palazzo Lanfredini, scegliendo di cominciare proprio da lì il loro tour in Italia, che in questo numero de Il Club ci piace ricordare. Si trattò di una visita indimenticabile, sia per il numero di località toccate, sia per il grande entusiasmo con cui i royals furono accolti dagli italiani.

Ero tra gli invitati della direttrice Julia Race e ricordo i tanti esponenti della comunità inglese toscana, nobili fiorentini, studenti dell’Istituto che, in loro attesa, ammiravano la biblioteca, con una delle più vaste collezioni di libri, in lingua inglese destinate al prestito, dell’Europa continentale. Fu tra questi libri, più di 52.000, che Kate Middleton, Duchessa di Cambridge, trascorse nel 2000 la maggior parte delle ore di studio, durante il suo anno sabbatico.

Firenze quella sera sembrava, se possibile, ancora più bella. Lungarno Guicciardini illuminato da un magnifico tramonto. I principi elegantissimi brindarono alla storia centenaria di questo luogo. Accanto a loro la sempre sorridente Jill Morris, Ambasciatore del Regno Unito in Italia, che mi presentò al Principe. “Ricordi che il Regno Unito è scelto da tanti italiani per la vita”, mi disse l’erede al trono. Fu allora, forse a causa di uno speciale ‘Genius loci’, che nacque l’idea di fondare la rivista che avete in mano.

Mentre questo numero andava in stampa, scoppiava con grande risonanza il caso Sergei Skripal. Downing Street metteva la comunità internazionale a conoscenza del tentato omicidio di una ex spia russa che da anni viveva in Gran Bretagna, e di sua figlia Yulia, entrambi avvelenati con agente nervino prodotto dai russi. Un’azione pericolosissima dello Stato russo, che ha messo in grave pericolo la vita di innocenti cittadini britannici nel loro territorio. “Non si tratta di una questione bilaterale”, ha scritto l’Ambasciatore UK in Italia, Jill Morris, in una lettera a un quotidiano italiano, “ma di uno schema prestabilito attraverso cui la Russia sta smantellando l’ordinamento internazionale”. Non ci resta che salutare l’ennesima riprova di quanto sia fondamentale il Regno Unito nella salvaguardia di quel patrimonio comune che chiamiamo “Democrazia”. Maurizio Molinari, direttore de La Stampa, in un recente editoriale scriveva: “La forza di una democrazia si misura sulla base di quanti cittadini riesce a proteggere: tutelandone i diritti e stimolandone i sogni”. Dedichiamo al tema il dossier di questo numero.

Francesco De Leo

Aprile 2018

 

Nel terzo numero de Il Club (aprile 2018):

  • Raffaele Trombetta, il nuovo Ambasciatore d’Italia nel Regno Unito.
  • DOSSIER SICUREZZA
  • Intervista a Lord Ahmad of Wimbledon.
  • Terrorismo. Tre domande a Andrea Manciulli, Raffaello Pantucci e Lorenzo Vidino.
  • Conversazione con Richard Barrett. Di F. Semprini.
  • The Gentlemen’s Clubs of London: The Army and Naval Club. Di D. De Leo
  • Babingtons, a Roma 125 anni di storia in una tea room.
  • La magia del Rugby. Di M. Ricci
  • THE ROYAL VISIT TO ITALY
  • Il Principe Carlo e la Duchessa Camilla in Italia. Di V. Sabadin
  • Marinella. Una leggenda nel cuore di Napoli.
  • Un anno e un secolo per il British Institute of Florence.
  • A Firenze il Grande Vino e l’Olio di Toscana.

 

“Ho un messaggio molto semplice per voi…Sappiamo quello che state facendo, ma non avrete successo. Voi sottostimate la forza delle nostre democrazie, l’attrazione perpetua che esercitano le società aperte e libere e l’impegno delle nazioni occidentali nel sistema di alleanze che ci unisce”. Quando la Premier del Regno Unito, Theresa May, parlando alla Russia, responsabile di una “campagna di spionaggio cyber e distruption” contro l’Europa, utilizza questo linguaggio, mi tornano alla mente le parole dell’Ambasciatore UK in Italia, Jill Morris, Presidente de Il Club, pronunciate la sera della presentazione di questa rivista nella sua residenza: “Usciremo dall’Unione Europea, non dall’Europa”. In una fase storica in cui l’ordine internazionale liberale è “sotto assedio”, come recentemente scriveva Bloomberg, si comprende ancor di più l’importanza di questa volontà.

Fu durante la Seconda Guerra Mondiale che i britannici, assieme ai loro alleati, diedero il maggior contributo alla formazione di quel prezioso comune patrimonio ontologico a cui pensiamo, quando diciamo Europa. Tutte le potenze democratiche erano state sconfitte e il Regno Unito rappresentava l’unico faro di libertà in Europa. Re Giorgio VI parlò così alla sua gente: “Siamo stati costretti a un conflitto, perché ci viene richiesto di affrontare la sfida a un principio che, se dovesse prevalere, sarebbe fatale per ogni ordine civile del mondo. È il principio che permette a uno stato, nel perseguimento egoistico del potere, di ignorare i trattati e gli impegni assunti solennemente; che sancisce l’uso della forza, o la minaccia della forza, contro la sovranità e l’indipendenza dei nostri stati. Se tale principio, la mera primitiva dottrina che la ragione è del più forte, dovesse affermarsi nel mondo, la libertà del nostro paese e di tutto il Commonwealth sarebbe in pericolo. Questa è la posta in gioco. Per amore di tutto quello che ci è caro, è impensabile che possiamo rifiutare tale sfida”.

Ancor prima, nel giugno di ottocento anni fa, con la Magna Carta, un re inglese poneva le basi dello stato di diritto e della democrazia: “Abbiamo anche concesso a tutti gli uomini liberi e consenzienti del nostro regno, per noi ed i nostri eredi di sempre, tutte le libertà sottoscritte, che essi ed i loro eredi ricevano e conservino, da noi e dai nostri eredi”. Ogni individuo europeo è legato a questo primo atto del riconoscimento universale dei diritti dei cittadini, che, seppur nel quadro di un sistema feudale, esprime una serie di principi liberali – dal diritto all’economia al culto – che continuano a rappresentare oggi paradigmi di riferimento identitari delle nostre comunità.

Affinché Brexit non ci separi, titolo del nostro primo numero, diventa il payoff della testata Il Club. Oltre che un auspicio rappresenta un obbligo morale. Il cammino futuro di un Europa a 27 non potrà mai prescindere dal contributo di chi ha contaminato il Continente di libertà, democrazia e diritto, arricchendo nella storia il patrimonio collettivo dell’individuo.

Francesco De Leo

Gennaio 2018

 

Nel secondo numero de Il Club (gennaio 2018):

  • Il Club si presenta
  • DOSSIER BREXIT: Le opportunità.
  • Queste le ragioni del ‘Leave’. Eamonn Butler, Adam Smith Institute. Di D. De Leo
  • La Brexit. Un divorzio da 27 mogli. Parla Niall Ferguson. Di P. Peduzzi
  • Il ‘No deal plus’. Di J. Jessop
  • Il Club Torino di Londra. Di Michele G. Porfido
  • The Gentlemen’s Clubs of London: Il Carlton Club. Di A. Simoni
  • I miei anni a Londra. Di P. Terracciano
  • Quella panchina a Hyde Park. Sabrina Corbo. A cura della redazione
  • Un modello di edilizia sociale. Domenico Meliti. Di D. De Leo
  • Galles. La leggenda del Castello di Caernarfon. Di V. Sabadin
  • Premier Vs Serie A. Due idee di calcio a confronto. Di G. Teotino
  • Sono stato il Capitano dei “Three Lions”. Intervista a Sol Campbell. Di S. Boldrini
  • Vi racconto il Duca Bianco. Di K. Cann
  • Quello scatto che ha fatto la storia. Di B. Duff y

 

20 secoli, davvero una special relationship quella tra il Regno Unito e l’Italia. Sin dal tempo del capo leggendario romano-britannico Ambrosio Aureliano, da cui avrebbe avuto origine la figura di Re Artù, cominciano ad esserci tracce della presenza italica nell’antica Albione.

È stato italiano un Arcivescovo di Canterbury, colonie di mercanti e banchieri avrebbero scelto la Gran Bretagna durante il Rinascimento, una rilevante comunità si mise in luce ai tempi dei Tudor e per tutto il Settecento l’Inghilterra divenne una meta favorita di musicisti, artisti e intellettuali italiani. Fu dopo il 1830 che il flusso migratorio dall’Italia assunse caratteri di massa e oggi sono più di 500 mila i nostri connazionali che hanno deciso di trascorrere le proprie esistenze nel Regno di Sua Maestà.

Un amore corrisposto. Come scrive lo storico Amedeo Quondam, l’Italia è stata la terra del sogno della fantasia inglese, dell’ispirazione dei suoi scrittori e poeti. Un’italofilia britannica che nella letteratura del Gran Tour raggiunge il suo apice, confermandosi tale nell’Ottocento risorgimentale fra il liberalismo inglese e il patriottismo italiano. Oggi le persone nate nel Regno Unito che vivono in Italia sono all’incirca 65.000.

Il Club nasce dall’esigenza di creare uno strumento di informazione e una comunità per dibattere della cultura british in un momento storico complesso, caratterizzato dagli effetti della scelta del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea. Le possibili incomprensioni, che potrebbero nascere dalle difficoltà del percorso da compiere, impongono oggi di riaffermare con decisione il riferimento identitario delle nostre comunità a quei valori che hanno posto le basi dello stato di diritto e della democrazia, sviluppatisi in Gran Bretagna grazie all’habeas corpus, al libero commercio, alla common law e alla democrazia liberale. Sono la grande eredità che un re inglese, nel giugno di ottocento anni fa, ci ha lasciato con la Magna Carta, ponendo le basi dello stato di diritto e della democrazia.

Chi ha deciso di aderire a Il Club è convinto che la scelta del popolo britannico potrà mettere in crisi trattati e convenzioni, creare incertezza e preoccupazione, ma non dovrà mai recidere il nostro legame con i principi della democrazia e della cultura anglosassone.

Il nome di questa rivista si ispira con grande rispetto a The Club, un’associazione fondata a Londra nel febbraio del 1764 dal pittore Joshua Reynolds e dal letterato Samuel Johnson. Doveva essere composto “da uomini di tale genere che se solo due di essi per caso si fossero incontrati, dovevano essere in grado di intrattenersi l’un l’altro senza bisogno di altra compagnia per trascorrere la serata piacevolmente”. Johnson voleva un “gruppo di persone eccellenti in ogni campo professionale e letterario, qualcuno cui rivolgersi in caso di dubbi o discussioni e che possa illuminarci con la sua scienza”.

Secondo Lutero, la pressa da stampa era “il più alto ed estremo atto di grazia di Dio”. Del resto non aveva altro per convertire. Noi per comunicare dell’altro ce l’avremmo, ma siamo fatti di carta perché non riusciamo a rinunciarvi.

Welcome!

Francesco De Leo

Ottobre 2017

 

Nel primo numero de Il Club (ottobre 2017):

  • “Il mio primo anno in Italia”. Jill Morris, Ambasciatore UK in Italia si racconta. Di Jill Morris
  • Lo spirito di Dunkirk. Di Vittorio Sabadin
  • BREXIT. Difficoltà e opportunità. Di Marco Piantini
  • I 25 anni del Convegno di Pontignano. Di Paul Sellers
  • Oxford e la Brexit. Di Alastair Buchan
  • Nadey Hakim. Il chirurgo dell’arte. Di Davide De Leo
  • Gianluca Vialli. “Vi racconto la mia Inghilterra”. Di Stefano Boldrini
  • Maurizio Bragagni. L’imprenditore italiano innamorato del Regno Unito. Di Davide De Leo
  • Ernesto Nathan. Il gentleman sindaco di Roma. Di Anna Foa
  • La storia dell’In & Out (Naval and Military Club). Di Tommaso Alberini
  • Wimbledon, il torneo di tennis più antico e prestigioso al mondo. Di Claudio Giua
  • Do you know dog law? Esser cani nel Regno. Di Eugenio Montesano