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I forum de Il Club. I tre neoparlamentari “londinesi”

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Il Club’s Forum. I three newly elected “Londiners”

Tra gli eletti nella circoscrizione Europa alle ultime elezioni politiche italiane, tre sono “londinesi”: Raffaele Fantetti (Forza Italia), Elisa Siragusa (Movimento 5 Stelle) e Massimo Ungaro (Partito Democratico). Il Club ha organizzato con loro un forum per conversare su Italia e Regno Unito.

Raffaele Fantetti è risultato eletto al Senato come capolista della lista unitaria di centrodestra all’estero, in quota Forza Italia.

LE ELEZIONI. “Io sono a Londra dal 1992, sono avvocato, ho una società di consulenza che si occupa di procurement, cioè di gare d’appalto internazionali. Da cinque anni sono vicepresidente di un organismo delle Nazioni Unite a Ginevra che si occupa di commercio. Ho fatto diverse campagne elettorali. Va ricordato che la campagna elettorale per il voto all’estero è estremamente impegnativa, sia per il rapporto eletto-elettori che è completamente sfalsato, sia per la difficoltà di raggiungere gli elettori. Nella circoscrizione estero, il collegio Europa è di gran lunga complicato e se non hai risorse economiche di peso, ti è necessario utilizzare molto i social e i contatti diretti. Il Consolato Generale di Londra è il più grande del mondo, però un elezione si vince in Europa e quindi non si può essere forti e rappresentativi solo in Inghilterra. Noi eravamo diversi candidati e c’è stata molta competizione, come è giusto che sia. Noi in Parlamento, votati all’estero, siamo in dodici deputati e sei senatori. Una goccia nel mare, che però potrebbe avere una certa efficacia se fossimo uniti. Faccio sempre l’esempio della Südtiroler Volkspartei. Beh loro, anche se in pochi, riescono sempre ad ottenere quello che vogliono perché sanno che, nell’ambito di tutta la legislatura, arriverà il momento in cui qualcuno avrà bisogno anche di loro”.

IL REGNO UNITO. “Per quanto riguarda l’organizzazione della politica nel Regno Unito io apprezzo soprattutto due cose: la prima è il rapporto con il tuo rappresentante. In ogni momento sai chi è il tuo rappresentante parlamentare, lo puoi chiamare, puoi fissare un appuntamento e andarci a parlare. Naturalmente funziona nei limiti del possibile e del praticabile. Quello che è lecito chiedere, quello che è possibile dare. L’altra cosa è la velocità di azione del Governo nella logica della relazione Governo-Parlamento. Nei dibattiti, per esempio, il Primo Ministro risponde in tempo reale e tutti possono assistere se lo desiderano. C’è poi una grande accountability e nei dibattiti uno stretto legame con l’attualità. Per quanto riguarda la giustizia, essendo io un avvocato, dopo 20 anni di frequentazioni dei Tribunali italiani e britannici, non ho ancora concluso quale dei due sistemi sia il migliore. Potrei dire che sono totalmente diversi, che noi abbiamo alcuni vantaggi e loro ne hanno altri”.

LA BREXIT. “All’origine della Brexit, secondo me, non c’è stata una repulsione rispetto all’invasione degli italiani, forse altre comunità hanno spostato l’ago della bilancia, pensate che la seconda lingua più parlata nel Regno Unito è il polacco. Credo si sia trattato innanzitutto di una questione culturale, di un retaggio coloniale e anche della conseguenza di una forte e continua pressione mediatica: a Bruxelles fanno cose losche, c’è corruzione, c’è statalismo… e questa storia è passata negli strati meno acculturati della popolazione. Ce la faranno? Io guardo molto alle questioni del commercio estero. I britannici contano molto sul fatto che saranno liberi e sulla possibilità di poter fare accordi internazionali. È veramente una scommessa enorme. Loro sono convinti che potranno mettersi alla pari in un tavolo negoziale di accordi con l’India, con gli Stati Uniti o con il Canada. Non va comunque sottaciuto che in ogni caso “la botta sia stata forte”, come dicono le associazioni di industriali. Il loro mercato di riferimento è quello europeo, producono più macchine nello stabilimento Nissan di Swindon che noi in tutta Italia. Sono dei grandi produttori ma, una cosa è entrare nel mercato europeo dei veicoli senza dazi, un’altra è pagare il 10% come fanno gli Stati Uniti. Insomma è molto impegnativo, anche se potrebbe essere lo sbocco per grandi mercati, l’occasione per negoziare un’entrata nel NAFTA e, in questo caso, ci sarebbe la fila di imprese europee per entrare nel Regno Unito e avere accesso a quel mercato, così ricco e competitivo. Ma sono altresì convinto che americani e canadesi gliela faranno sudare. Il tutto è molto complesso”.

Elisa Siragusa è stata eletta alla Camera con il Movimento 5 Stelle nella ripartizione in Europa.

LE ELEZIONI. “Io vivo in Inghilterra dalla fine del 2012, lavoro in un azienda e mi occupo di previsioni di vendita. Sono in questa azienda da cinque anni a differenza di molti che vengono a Londra e cambiano lavoro frequentemente. La campagna elettorale è stata insolita per me, eravamo due candidate, ma c’è stata molta unione tra noi. Abbiamo utilizzato molto i social per raggiungere tutti gli Stati, invece nelle zone intorno a Londra abbiamo avuto molti incontri anche nelle piazze. Quando sei in un Paese estero, sei tu che devi andare a cercare gli italiani e parlarci”.

IL REGNO UNITO. “Io sono giovane come migrazione, non ho una grande conoscenza del Regno Unito. Posso però dire che ci sono tanti buoni costumi lì che a me piacerebbe portare in Italia. Sono buoni costumi pratici che ti fanno vedere quanto il sistema inglese funzioni e sia vicino ai cittadini. Il primo periodo che ero qui ho subito un furto in casa ed è venuta la polizia. Dopo due giorni la polizia mi ha chiamata per sapere come stavo. Una grande sorpresa per me! C’è poi pochissima burocrazia ed è tutto più semplice. Conosco tante persone che si sono licenziate per aprire una propria attività. Insomma proprio nella vita concreta delle persone è davvero tutto molto più semplice. Faccio sempre l’esempio dei siti inglesi, se tu vuoi avere informazioni sulla maternità o sulle pensioni, vai sul sito e trovi subito quanto ti occorre, anche se l’inglese non è la tua lingua, indicazioni chiare e quello che ti spetta. Tu vai invece sul sito dell’INPS, ti metti le mani nei capelli! Mi chiedo sempre “ma se qui funziona, perché da noi non può funzionare? Ecco io queste cose pratiche le porterei subito in Italia”

LA BREXIT. “Ritengo sbagliato che quando il popolo vota in una maniera che non ci si aspetta o che non si condivida, si tenda poi a dar colpa all’ignoranza. Questo non credo sia giusto e rispettoso per le persone che votano. Bisognerebbe chiedersi come mai è successo, cosa ha così allontanato i cittadini dall’Europa, perché in tanti la vedono come una minaccia. L’Europa poi, dovrebbe chiedersi come mai?… cosa si è sbagliato? Bisognerebbe sempre chiedersi perché le persone prendono certe decisioni. Ora vedo che dei pre-accordi sono stati presi per la difesa dei diritti di tutte le persone che si sono trasferite nel Regno Unito prima della Brexit, e anche per quelli che si trasferiranno nel periodo di transizione, quindi fino alla fine del 2020. Su questo punto credo che l’Europa stia lavorando bene e stia facendo gli interessi di tutti i cittadini europei. Io resto molto fiduciosa e sicura che il Regno Unito possa farcela”.

Massimo Ungaro è stato eletto alla Camera con il Partito Democratico.

LE ELEZIONI. “Sono a Londra da oltre 13 anni e lavoro nel campo finanziario, nel settore degli investimenti, nell’economia in via di sviluppo. Nel 2007 con un gruppo di ragazzi ho fondato il Pd di Londra di cui sono segretario dallo scorso anno. La campagna elettorale è stata molto bella e intensa. Ho scoperto una grande famiglia, quella del Partito Democratico in Europa, oltre sessanta circoli, oltre due mila militanti. Questa campagna si è distinta per una grande attenzione ai programmi, meno esposizione mediatica, anche se con molta competizione. Insomma l’atmosfera con i candidati degli altri partiti è stata di reciproco rispetto”.

IL REGNO UNITO. “Ci sono quattro cose del Regno Unito di cui sono davvero molto rispettoso: la prima è la forza delle loro istituzioni, una cultura parlamentare secolare, talmente forte che la Costituzione non è neanche scritta. La seconda cosa è la legge elettorale maggioritaria, forse un po’ eccessiva per la nostra cultura politica, ma resto convinto che un vero maggioritario dia stabilità. La terza cosa è la cultura dell’accountability, del rendere conto dell’amministrazione pubblica, della trasparenza degli atti pubblici. Credo che su questo dobbiamo veramente imparare molto. E la quarta è un welfare-state veramente universale o almeno universalistico, cosa che io vorrei copiare. Penso al salario minimo legale nazionale”.

LA BREXIT. “Qui siamo innanzi tutto di fronte ad un problema di identità profonda. Mentre per noi continentali che abbiamo perso la Guerra, l’UE è un’ancora che ci salva da noi stessi, il Regno Unito ha delle istituzioni talmente forti che ha sempre mantenuto la pace, la democrazia, la stabilità. Questo è un fattore identitario che c’è sempre stato. Si è però aggiunto un grande disagio sociale, una narrativa mediatica che ha dato la colpa ai polacchi, agli italiani o ai bengalesi…e questi due fattori hanno portato al voto del giugno 2016. La soluzione non è uscire, l’isolazionismo politico è peggiore. Ora per gli italiani residenti nel Regno Unito ci sono dei buoni segnali nei negoziati, anche se non ancora confermati. Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia, perché il rischio rimane elevato e il caso Windrush può essere da esempio. Dobbiamo essere coscienti che il Settled Status, (la condizione giuridica che permette agli italiani di rimanere a vivere nel Regno Unito anche dopo la data effettiva in cui il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, n.d.r) entrerà in azione a fine novembre, dicembre, e per i nostri connazionali deboli sarà difficile ottenere il Settled Status, se non sono online. Molte persone non hanno accesso a internet o familiarità col computer, e bisogna avere un passaporto biometrico valido per ottenere il Settled Status. A un anno da oggi c’è il rischio che datori di lavoro e proprietari di casa faranno distinzione tra chi ne è in possesso e chi no. Sono problemi seri per la nostra comunità e noi abbiamo due anni – e probabilmente altri due – per registrare settecentomila italiani, in un momento in cui i nostri servizi consolari sono allo stremo. Da qui nasce l’esigenza di ampliarli visto che sono del tutto inadeguati. Dunque i fronti sono: quello italiano per migliorare e aumentare decisamente i servizi consolari, quello britannico per la tutela dei nostri diritti acquisiti e per far sì che il Settled Status risponda alle esigenze delle fasce più deboli. Bisognerà poi aiutare chi vuole tornare in Italia, sperando tuttavia che il controesodo possa essere ampliato ed esteso, raccogliendo così i semi di coloro che hanno seminato prima di noi. Bisognerà lavorare sull’equipollenza dei titoli di studio, sulla
mobilità dei lavoratori, sull’assistenza sanitaria che al momento è garantita
solo in via emergenziale, visto che se non ti iscrivi all’Aire non ha più la copertura sanitaria. Sono solo alcune tematiche specifiche, ma su tutte, per tornare ai passaporti, la situazione del consolato a Londra è catastrofica!”.

Il tema dei passaporti – “il nostro consolato ne emette 27mila l’anno, rispetto ad un numero di italiani calcolati tra i 700mila e gli 800mila” – è denunciato in modo trasvesale dai tre parlamentari neoeletti. “Chiediamo a Il Club di aiutarci in questa battaglia”, hanno detto con fermezza i partecipanti al forum, denunciando l’esiguo e insufficiente numero di dipendenti del Consolato italiano a Londra. “Come possiamo promuovere il made in Italy e il sistema Italia, se non riusciamo nemmeno a garantire il passaporto ai nostri connazionali in un momento in cui stanno perdendo i loro diritti? E’ una vera emergenza: non si riesce a rinnovare il passaporto a Londra!”. Il Club tornerà nei prossimi numeri ad occuparsi della questione.

 

Among those elected for the European constituency in the recent Italian elections, there are three “Londoners”: Raffaele Fantetti (Forza Italia), Elisa Siragusa (5 Star Movement) and Massimo Ungaro (Democratic Party). Il Club organised a forum to talk with them about Italy and Britain. We present the three new parliamentarians to our readers.

Raffaele Fantetti was elected to the Senate as the leader of the centre-right coalition abroad, running for Forza Italia.

THE ELECTIONS. “I’ve been in London since 1992, I’m a lawyer and I have a consultancy company involved in procurement and more specifically, international tenders. For the last five years, I’ve been the Vice President of a United Nations organisation in Geneva that is involved in commerce. I’ve done several election campaigns, but the campaign for the foreign vote is extremely complex, due to both the elected-electorate relationship, which is completely distorted, and the difficulty of reaching the voters. In the foreign constituencies, the European zone is by far the most complicated and unless you have substantial financial resources, you need to rely on social media and direct contacts. The Consulate General in London is the largest in the world, but an election is won in Europe, so it isn’t enough to be strong and representative in England alone. Many of us stood as candidates and there was stiff competition, as there should be. In Parliament, there are twelve MPs and six senators elected outside of Italy. We’re a drop in the ocean, but if we work together, we could have some influence. I always use the Südtiroler Volkspartei as an example, because even though it’s a small party, they always get what they want, because they know that, in the context of the entire legislature, the time will come when someone needs them.”

THE UNITED KINGDOM. “With regard to the political structure of the UK, there are two things I appreciate most: the first is the relationship with your representative. You know that at any time you can call your MP, fix an appointment and go to speak with them. Of course this service is available within the limits of what is feasible and practical, and what is legitimate to request and possible to give. The other thing is the speed with which the Government acts in terms of the government-parliament relationship. In the debates, for example, the Prime Minister responds immediately and anyone can attend if they so wish. There is also a high degree of accountability and in the debates, a strong connection with current affairs. In terms of justice, I’m a lawyer and after 20 years experience of Italian and British courts, I still haven’t decided which of the two systems is better. I would have to say they are entirely different, that we have some advantages and they have others.”

BREXIT. “At the heart of Brexit, in my opinion, there wasn’t a rejection of the invasion of Italians into the UK, but perhaps other communities tipped the balance. Just think that the second most spoken language in the UK is Polish. I think it’s mainly a cultural issue, a remnant of colonial times and a result of strong, continuous pressure from the media: the idea that suspicious things are happening in Brussels, that there’s corruption and statism were passed on to the less educated parts of the population. Will they succeed? I pay close attention to foreign trade issues. The British are counting on the fact that they’ll be free and on the opportunity for securing international agreements. This is a truly enormous gamble. They are convinced that they’ll have equal status when negotiating agreements with India, the United States and Canada. However, we shouldn’t ignore the fact that “it was a tough blow”, as the industry associations say. Their main market is Europe. They make more cars at the Nissan factory in Swindon than we make in the whole of Italy. They are great manufacturers, but it’s one thing to enter the European automobile market without customs duty and another to pay 10% like the Americans do. Even though it may be the window to significant markets, negotiating admission to NAFTA is very challenging and, in this case, there would be a queue of European businesses wanting to enter the UK and have access to such a rich, competitive market. But I’m also convinced that the Americans and Canadians won’t make it easy. It’s all very complex.”

 

Elisa Siragusa was elected to the Chamber of Deputies with the 5 Star Movement for the European constituency.

THE ELECTIONS. “I’ve lived in England since the end of 2012 and I work in a company doing sales forecasting. Unlike others who come to London and change job frequently, I’ve been with this company for five years. The election campaign was unusual for me. There were two of us running as candidates, but we were very united. We used social media a lot to reach all the countries, whereas in the areas around London, we held several meetings, even in the squares. When you’re in a foreign country, you have to take the initiative to find Italians and speak with them.

THE UNITED KINGDOM. “I’ve lived here for a relatively short time and I don’t know Britain very well. However, I can say that there are many good customs that I would like to introduce in Italy. These are practical customs that demonstrate how well the English system works and how it supports its citizens. Shortly after I moved here, my home was burgled and the police came. Two days later the police phoned to ask me how I was. I was so surprised! Then, there is very little bureaucracy and everything is simpler. I know many people who have quit their jobs to start their own business. In short, in terms of your every day life, everything is really much simpler. I always use English websites as an example: if you want information on maternity or pensions, you can look on the website and immediately find what you need. Even if English isn’t your mother tongue, the instructions are clear and explain what you are entitled to. On the other hand, if you go on the INPS website, which is the Italian equivalent, you feel like tearing your hair out! I always wonder, if it works here, why can’t it work in Italy? So it is these practical aspects that I wouldn’t hesitate to introduce in Italy.”

BREXIT. “I think it’s wrong that when the population votes in an unexpected manner or when we don’t approve of the result, we blame it on ignorance. I don’t think this is fair or respectful towards the electorate. We need to ask ourselves why it happened, what alienated the citizens from Europe and why do so many of them see it as a threat. And Europe should also consider what happened…where did it go wrong? We should always ask ourselves why people take certain decisions. Now I see that preliminary agreements have been reached to protect the rights of all the people who moved to Britain before Brexit, and for those who move during the transition period, so up to the end of 2020. On this point, I think Europe is doing a good job and acting in the interests of all European citizens. I remain confident and certain that the UK will be successful.”

 

Massimo Ungaro was elected to the Chamber of Deputies with the Democratic Party.

THE ELECTIONS. “I’ve been in London for over 13 years and I work in finance, in the investment sector and developing economies. In 2007, with a group of young people, I founded the Democratic Party of London of which I’ve been the secretary since last year. The election campaign was great and very intense. I discovered a large family, that is, the Democratic Party in Europe. There are over sixty clubs and two thousand campaigners. This campaign was characterised by great attention to the programmes, less media exposure and lots of competition. There was an atmosphere of reciprocal respect with the candidates of the other parties.”

 THE UNITED KINGDOM. “There are four things about the UK that I really respect: the first is the strength of its institutions, including a centuries old parliamentary culture, which is so strong that the constitution has not even been written. The second thing is the electoral law based on a majority system, which is perhaps a bit excessive for our political culture, but I remain convinced that a genuine majority provides stability. The third thing is the culture of accountability, the public authorities are accountable for the transparency of public acts. I believe we have a lot to learn about this. And the fourth is the truly universal or at least universalistic welfare state, which I would like to copy. I’m thinking, for example of the national minimum wage.”

BREXIT. “First of all, this is essentially a problem concerning identity. Whereas for us continental Europeans who lost the War, the EU is something that saves us from ourselves, the UK has institutions that are so strong that it has always maintained peace, democracy and stability. This is a question of identity that has always existed. However, the combined factors of significant social hardship and a media narrative that has placed the blame on the Polish, Italian and Bengali communities led to the vote in June 2016. The solution is not to leave. Political isolation is worse. Now, for Italians living in the UK, there are positive signs from the negotiations, even though they aren’t yet confirmed. However, we must never let down our guard, because the risk remains high, as demonstrated by the Windrush episode. We need to be aware that Settled Status, (the legal status that allows Italians to remain resident in the UK even after the date on which Britain will leave the EU, Ed.) will come into effect at the end of November or in December and for those Italians who are less prepared, it will be difficult to obtain Settled Status, if they are not online. Many people don’t have internet access or they are unfamiliar with computers and you need a valid biometric passport to obtain Settled Status. A year from now, there is a risk that employers and landlords will distinguish between who has it and who doesn’t. These are serious problems for our community and we have two years (and perhaps another two) to register 700,000 Italians, at a time when our consular service is under great strain. It is entirely inadequate and this is why it is going to be expanded. Therefore, two types of action are needed: on the Italian side, consular services must be dramatically improved and expanded, and on the British side, we need protection of our rights and for Settled Status to fulfil the needs of the most vulnerable groups. Then it will be necessary to help those who want to return to Italy, hoping nonetheless that the counter-exodus can be increased and extended, thereby reaping what those who came before us sowed. We need to work on the equivalence of academic qualifications, on the mobility of workers and on healthcare, which at present is guaranteed only in emergencies, given that unless you register with the Register of Italians Resident Abroad you won’t be entitled to healthcare. These are only a few specific issues, but of all of them, returning to the passport issue, the situation at the consulate in London is catastrophic!”

 

The subject of passports (“our consulate issues 27,000 every year compared to an estimated 700,000 to 800,000 Italians”) has been raised by each of the newly elected parliamentarians. “We would like to ask Il Club to help us with this struggle,” the forum participants stated clearly, complaining about the small and inadequate number of employees at the Italian Consulate in London. “How can we promote Made in Italy and the Italian system if we can’t even guarantee the availability of passports to our compatriots at a time when they are losing their rights? It’s a genuine emergency: we’re unable to renew our passports in London!” Il Club will return to this matter in future issues.