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Lloyd’s. Il Club nella storica sede di Londra

Esclusivo

LA STORICA SEDE DEI LLOYD’S A LONDRA

Che ci fanno dozzine di cimeli, quadri e ricordi di figure leggendarie, quali Nelson e Churchill, ma anche di eventi memorabili, quali le tragedie del Titanic e dell’11 settembre, riuniti sotto lo stesso tetto?

Siamo nell’edificio dei Lloyds, nella city di Londra (foto 2), quella strana creatura dell’architetto Richard Rogers che sbalordì la comunità finanziaria londinese quando fu ultimata nel 1986 (ne vediamo un modellino nella foto 03). Non è facile entrarvi per chi non ci lavora, ma grazie a Ivo Impronta, Chief Executive Officer della Marine Aviation & General Ltd (MAG), broker della Lloyds,  riusciamo a visitare questo posto magico, un paio d’ore prima che si animi del tutto e cominci il fragore delle negoziazioni. “I Lloyds non sono una compagnia,” ci dice Impronta,  “sono un mercato.  All’interno di questo mercato vi sono tante compagnie che si fanno concorrenza tra di loro, ma appaiono tutte con lo stesso nome, Lloyds appunto, e hanno un margine di solvibilità comune, un fondo che impedisce il fallimento anche se una delle compagnie fosse in difficoltà. Inoltre, alle volte le varie compagnie si dividono la copertura assicurativa di un certo rischio. Questo modo di esistere va avanti da 300 anni”.

Il nome Lloyd compare per la prima volta sulla London Gazette nel febbraio del 1688. Su Tower Street vi era un caffè, che apparteneva a Edward Lloyd. Vista la vicinanza al Tamigi e ai dock, il caffè era frequentato da armatori, capitani di vascello e  mercanti. In quel luogo, cominciarono a stringersi degli accordi che assomigliavano agli odierni contratti assicurativi. All’epoca vi erano già più di 80 caffè all’interno delle mura della City, ognuno era un centro di ritrovo per imprenditori e mercanti. La Lloyd’s Coffee House era specializzata nel dare informazioni su spedizioni e viaggi marittimi. La storia della Lloyds, lunga tre secoli, può essere in parte seguita anche dalle pagine del Lloyd’s List, giornale pubblicato puntualmente dal 1734, uno dei periodici più antichi del mondo ancora in attività.

Uno dei pezzi forti della visita ai Lloyds, gigantesco edificio un po’ ufficio, un po’ museo, è la campana della nave di Sua Maestà (HMS) Lutine.  La campana si trovava a bordo della fregata francese Le Lutin (il folletto), che si era arresa agli inglesi nel 1793. Ormai sotto bandiera britannica, la HMS Lutine partì per Amburgo sei anni dopo. Il carico di oro e argento che trasportava, valutato un milione di sterline di allora, fu assicurato dai Lloyds. Ma a Amburgo non arrivò mai: colpita da una tempesta, il 9 ottobre si infranse contro la costa olandese. Perirono l’equipaggio, il Capitano Lancelot e la nave si inabissò. I Lloyds risarcirono completamente il valore del carico. Dopo numerosi tentativi di recupero andati a vuoto, nel 1859 ne fu recuperata la campana, appesa nella stanza delle sottoscrizioni dei Lloyds. La tradizione vuole che ogni volta che si perde traccia di una nave, la campana venga suonata una volta, e che quando venga ritrovata, sia suonata due volte (foto 04 e 14). I sinistri di una certa entità vengono ancora oggi riportarti in un registro, esposto anch’esso nella sala delle contrattazioni, da riempire tassativamente a mano, con penna e inchiostro (foto 07 e 08).  La campana ha già traslocato cinque volte: dalla HMS Lutine è stata appesa per la prima volta nella sede dei Lloyds al Royal Exchange (1890-1928), quindi a  Leadenhall Street (1928-1958), poi a Lime Street (1958-1986), prima di passare all’edificio attuale nel 1986. Un quadro raffigura l’inaugurazione ufficiale del primo edificio su Lime Street, in presenza della Regina Elisabetta la Regina Madre, il 14 novembre 1957 (foto 11).

“Ai traslochi”, ci racconta Ivo Impronta, “è legato un altro episodio da raccontare. I dirigenti dei Lloyds erano così attaccati al Salone del Comitato, che chiesero a Richard Rogers di trasportare dal vecchio edificio i muri del salone, e di trasferirlo nella nuova sede (foto 05). Come spesso nel Regno Unito, abbiamo quindi la tradizione che si sposa con quanto di più moderno possa esistere (in questo caso, il Lloyds’ Building nel 1986).”

Nel salone, vi è un quadro in cui è raffigurato Winston Churchill sotto una quercia a Chartwell. La carriera dello statista incrociò i Lloyds più di una volta. Divenuto Primo Signore dell’Ammiragliato nel 1911, Churchill poté rendersi conto più chiaramente del rapporto storico tra i Lloyds e la Royal Navy. Agli inizi del XX secolo, l’impero britannico dominava il commercio mondiale e il Regno Unito poteva vantare i più grandi cantieri navali del mondo. A differenza dei concorrenti, i Lloyds avevano sempre fornito copertura assicurativa contro i rischi bellici. Secondo il Lloyd’s List, nel 1936 Churchill visitò gli uffici dei Lloyds, fu ricevuto a colazione dal Presidente Neville Dixey, visitando successivamente la stanza delle sottoscrizioni (nella foto 13, un antico banchetto utilizzato per le negoziazioni), la biblioteca e la collezione di Nelson, altra grande icona del Regno Unito. Vi è una teca (foto 01), in cui è oggi conservato il lascito di Horatio Nelson (foto 09) ai Lloyds, in particolare un modello della HMS Victory – la nave del famoso ammiraglio – e l’argenteria, che comprende una speciale posata, coltello-forchetta, con la quale Nelson riusciva a mangiare, pur avendo perso un braccio in battaglia.

Ma c’è un’altra ragione per la quale gli assicuratori erano grati a Churchill: senza la vittoria delle marine alleate nella battaglia dell’Atlantico durante la Seconda Guerra Mondiale, il costo delle riparazioni in caso di sconfitta sarebbe stato troppo alto, e avrebbe forse comportato il fallimento dei Lloyds. Nel 1944 i Lloyds mostrarono la propria gratitudine nominando Churchill membro onorario della loro Society. Nel salone si può vedere la lettera di nomina (foto 12) e appunto il quadro di Churchill (foto 06), dipinto nel 1954, quando lo statista compì 80 anni. L’anno successivo, quando Sir Winston annunciò le dimissioni da primo ministro, i giornali erano in sciopero. Ma il Lloyds’ List, unico giornale londinese (insieme al Guardian di Manchester), riportò la notizia la mattina del 6 aprile 1955.

Dieci anni dopo, il giorno dopo il decesso di Churchill, il 25 gennaio 1965, venne suonata la campana del Lutine in segno di rispetto per l’illustre Membro Onorario.

“Il rispetto per il passato serve a creare un clima di fiducia. La fiducia è alla base di questo mestiere”, ci dice Impronta. Sono diversi gli episodi che narrano di come i Lloyds abbiano ricompensato il credito di fiducia fatto dai sottoscrittori. Nel 1906, dopo il terremoto di San Francisco, Cuthbert Heath, che aveva assicurato migliaia di cittadini contro i danni da terremoto, insistette perché fossero pagati anche i sinistri risultati dagli incendi che distrussero la città per tre giorni dopo le scosse più forti. Così le istruzioni date all’agente di San Francisco: “Pagate tutto ciò che era in possesso di chi ha sottoscritto la nostra polizza, a prescindere dai termini delle polizze’. Se poi si pensa alla tragedia del Titanic, assicurato nel gennaio del 2012 per 1 milione di sterline, il rischio marino più grande mai assicurato, sorprenderebbe solo chi non conosce i Lloyds che il sinistro fu pagato per intero entro un mese dal disastro. Il risarcimento “singolo” più ingente mai versato dai Lloyds è però legato alle Twin Towers e agli attacchi dell’11 settembre 2001.

Il Club ringrazia il dottor Ivo Impronta e la Marine Aviation & General Ltd (MAG).